Grandezza e miseria della condizione umana nei “Penséés” di B. Pascal

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“!L’Unitre di Cuneo torna a parlare di filosofia, e questa volta affronta Blaise Pascal, pensatore francese del Seicento. C’è un filo rosso che collega la lezione filosofica tenuta lo scorso anno su Michel de Montaigne, sempre ad opera della prof.ssa Antonina Gazzera , con quella attuale. Pascal, vissuto nel secolo successivo, è un assiduo lettore degli “Essais”, estimatore, ma pure feroce oppositore di Montaigne. Nell’opera pascaliana “Penssées” gli aforismi, le massime o le semplici riflessioni che Montaigne fa, ragionando su se stesso, sono molto spesso citate, ma quasi sempre per confutarle, per trovare il “pelo nell’uovo”, per prenderne le distanze. E l’accusa maggiore che gli muove Pascal è che Montaigne non contempla Dio, nè la religione nel suo orizzonte, quotidiano ed esistenziale, se non sporadicamente, arrivando a collocarsi in una visione più scettica che da credente. Proprio in difesa della “bontà” del Cristianesimo Pascal si accingeva a stilare una grandiosa opera filosofica che sapesse convincere anche i “libertini” del suo tempo, quando la morte lo colse ad appena 39 anni. A noi sono rimasti i frammenti, gli appunti, alcune riflessioni più compiute, che formano le famose “Pensées”, un testo mirabile, pur nella sua incompiutezza, che dal 1670 in poi continua ad essere analizzato, studiato e che affascina anche chi non è avvezzo alle problematiche filosofiche, nè al suo linguaggio. Soffermandosi soprattutto sull’analisi della condizione umana, Pascal ne mette in evidenza le contraddizione, i paradossi che sono della “natura” dell’ uomo: ecco perchè ancora oggi continuiamo ad interrogarci su “chi siamo?” ed andiamo cercando risposte condivisibili nel pensiero dei grandi filosofi che ci hanno preceduto.”

 

RELATORE: Antonina GAZZERA

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