In gergo aeronautico il termine “trasmissione all’aria” ha un significato non facilmente comprensibile e che potrebbe essere frainteso, ma che ha una spiegazione tecnica importante e che vorrei spiegare. Gli aeroplani in volo comunicano tra loro e con i vari enti di controllo attraverso comunicazioni radio. A volte però si verificano delle subdole avarie per le quali l’ente o l’aereo a
cui è indirizzata la comunicazione non risponde. Un questo caso non è dato di sapere se l’avaria dipende dall’ente a cui è indirizzata la comunicazione o dipende invece dall’ente che emette la comunicazione. In questo caso specifico è obbligatorio emettere “una trasmissione all’aria” che ovviamente non dà garanzie o certezze di essere arrivata a destinazione, ma non si può tralasciare
alcuna possibilità
Questa premessa è necessaria per introdurre proprio una mia trasmissione all’aria dedicata ad un personaggio che ho avuto la fortuna di incontrare. Purtroppo siamo in avaria radio e non so se la comunicazione arriverà, ma è necessario inviarla.
Per una serie di motivi che ritengo inutile descrivere, nel 2014 ho lasciato Roma, mia città natia e mi sono trasferito a Cuneo. Durante il mio naturale processo di integrazione in questa nuova realtà ho iniziato a frequentare con grande interesse l’Università della terza etàUnitre e soprattutto le
conferenze bisettimanali al cinema Monviso. E fin dal primo contatto ho conosciuto un personaggio che potrei tentare di descrivere con mille aggettivi, ma che non riuscirebbero mai a definirlo completamente. Era una persona molto simpatica, discreta, colta, educata, sensibile, amichevole, umana. Potrei continuare a cercarne altri, ma ritengo che non ne esista uno solo per descriverlo
perché lui era l’insieme di tutti gli aggettivi che potrei citare. Ricordo perfettamente la prima volta che assistetti ad una di queste conferenze, molto interessante, di un valente docente e che al termine della sua complessa esposizione chiese alla platea se ci fossero delle domande. Confesso che
l’argomento era così complesso che mi sentii molto a disagio. Non sarei stato in grado di proporne alcuna. Improvvisamente dalla prima fila si alzò Costanzo con il suo sorriso un po’ malizioso e affettuoso che dopo aver dato alcuni colpetti al microfono per sincerarsi del buon funzionamento, esordi con una frase che negli anni diventò la sua presentazione “Grazie …. per la sua magnifica
esposizione … se permette vorrei fare una piccola domanda” seguì un silenzio innaturale, a mio avviso perché nessuno avrebbe mai osato esporsi su un argomento così complesso.
Lui fece questa domanda che lasciò tutti a bocca aperta, docente compreso. Ovviamente non ricordo né l’argomento né la domanda, ma ricordo molto chiaramente il mio personale sbigottimento seguito dalla mia personale considerazione che Costanzo aveva studiato in modo molto approfondito l’argomento della conferenza. Da quel giorno sono passati molti anni, ho avuto modo di conoscerlo meglio e di apprezzare tutte le sue qualità. Con la sua semplicità, con la sua cultura, con la sua umanità credo di poter affermare che sia entrato prepotentemente e rimarrà per sempre nei nostri cuori.

Giancarlo