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Dall’Unità d’Italia in poi, non meno di 30 milioni di italiani hanno abbandonato definitivamente il nostro paese. È un fenomeno che per vastità, costanza e caratteristiche non trova riscontro nella storia moderna di nessun altro popolo europeo. Un fenomeno, causato dall’incremento demografico e dalla miseria economica, che ha colpito in particolare tutte le aree agricole italiane. Valli valdesi del Piemonte comprese, quando, a partire dal 1848 con l’apertura dell’antico ghetto tra i monti dove per secoli erano stati rinchiusi uomini e donne, vecchi e bambini, si assisterà a una emigrazione di rilevanti proporzioni, che sul finire del secolo porterà quasi un terzo della popolazione negli Stati Uniti, in Uruguay e in Argentina. Ma accanto alle emigrazioni causate dalla fame, ci sono anche quelle per motivi politici, come al tempo del fascismo, quando la dittatura spinse all’esilio volontario o coatto oltre 700 mila uomini e donne che non condividevano il regime mussoliniano.
È da qui che inizia la nostra storia, raccontata e cantata ancora una volta da Maura e Jean Louis Sappé, basata su documenti, canti e testimonianze di un tempo, per poi arrivare via via ai giorni nostri, quando sono altri popoli di diseredati a dover scappare dalla fame, dalla guerra e dalla dittatura, cercando di raggiungere, chi a piedi, chi su pericolanti barconi, questa Europa cristiana, sempre più immersa nella xenofobia, che non li vuole e li ricaccia.

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