A entrare in Olivetti fu prima il padre, su segnalazione ad Adriano del vescovo di Ivrea Mons. Rostagno, già parroco di Casalgrasso. Assunto come operaio nel “reparto falegnami”. Nico entrò invece nel nuovo asilo Olivetti, da poco inaugurato, un mondo fatato per il piccolo. L’anno dopo nascerà il terzo maschietto e nel 1949 una femminuccia. Non passarono molti anni prima che anche Nico entrasse in Olivetti, nel 1953, a soli 17 anni, terminata la Scuola Tecnica Commerciale, come “impiegato amministrativo d’ordine per lavori semplici” con una retribuzione di 33.000 lire al mese, un buono stipendio per quegli anni.

Per il diploma di ragioniere aveva passato l’esame di ammissione all’Istituto Tecnico Commerciale e avrebbe dovuto studiare altri due anni, ma alla numerosa famiglia un solo stipendio non bastava.

L’intelligenza, la buona volontà, l’ambiente “formativo” olivettiano e il completamento degli studi con il diploma di ragioniere grazie a una borsa di studio che gli fece avere Paolo Volponi, allora Capo dei Servizi Sociali, e con l’iscrizione alla facoltà di economia e commercio della Università di Torino e alla neonata Facoltà di Amministrazione Industriale, gli consentirono di fare carriera e conoscere le tante filiali italiane e le consociate in tutto il mondo….(da una vita in Olivetti -Bolognino Editore)