Il delitto Galimberti: i fatti e i dubbi

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Sergio Costagli scrive nel 2014 il libro “Cuneo 1944 –1945 assassini, violenze, torture. Il delitto Galimberti” in occasione dei 70 anni dal delitto (3 dicembre 1944). Come è noto, l’avvocato cuneese fu arrestato in una panetteria a Torino il 28 novembre 1944. Galimberti, alias Antonio Garnero – trattenuto in questura – non fu riconosciuto subito, nonostante due giorni di duri interrogatori. Casualmente, in questura a Torino si trovava un funzionario dell’Ufficio Politico Investigativo (UPI) di Cuneo, il brigatista nero Pansecchi che riuscì ad identificare Galimberti. Il 30 novembre, l’avvocato fu trasportato nel carcere giudiziario e sottoposto ad attenta sorveglianza; tuttavia riuscì in più occasioni a far uscire tre biglietti. In uno di questi Galimberti scrisse: “Se rimango a Torino il tempo passa (…) ma se mi portano a Cuneo è la fine”. Seguono le trattative segrete del CLN torinese con il responsabile della polizia tedesca per uno scambio tra prigionieri. I vertici del CLN erano consapevoli che Galimberti, nelle mani dell’UPI di Cuneo, non avrebbe più avuto speranza di scampare alla morte. Purtroppo, sia il ministro degli Interni della RSI, Buffarini Guidi sia l’Ispettore Generale per il Piemonte Paolo Zerbino, decisero per l’immediata condanna a morte del prigioniero. Tutta la vicenda del delitto fu preordinata: Galimberti, durante un trasporto a Cuneo per un interrogatorio nella sede dell’UPI, moriva durante un tentativo di fuga. Giunto da Torino, il detenuto entrò nel cortile dell’UPI in Corso IV Novembre n.11 verso le 20 di sabato 2 dicembre 1944. Domenica mattina (3 dicembre), il corpo dell’avvocato fu ritrovato in prossimità di Tetti Croce lungo la strada statale n. 20 tra Cuneo e Centallo. Il processo per gli esecutori del delitto si svolse presso il Tribunale di Cuneo il 16 ottobre 1945 e il 20 ottobre 1947. La sentenza della Corte Straordinaria di Assise di Cuneo decretò la pena capitale per gli imputati; con ricorso degli stessi, il 7 marzo 1946, la Cassazione annullò la sentenza di morte della Corte di Cuneo. In seguito, con l’”amnistia Togliatti” gli imputati, alla spicciolata, furono liberati. Nessuno pagò per quel delitto e per tutti gli altri crimini commessi a Cuneo. Ancora adesso manca una targa in Corso IV Novembre n.11 per ricordare sia Tancredi Duccio Galimberti sia tutti gli altri detenuti orrendamente torturati. Dalla lettura degli atti del processo, da alcuni documenti trovati presso l’Istituto Storico di Cuneo, dai ricordi di agenti del Servizio X, sorgono alcuni dubbi sui testimoni di allora e sulle ricostruzioni di quel delitto…

 

RELATORI: Sergio COSTAGLI

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