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Plutarco diceva che educare significa accendere fuochi. Non riempire un vaso, ma accendere un fuoco.

Il fuoco è stato per l’essere umano il primo grande strumento per riconfigurare il paesaggio e il cosmo e per comprendere che la vita non è mai separata dalla materia. Il fuoco, la luce, può letteralmente investire la materia.

L’obbiettivo di Marco Dogliotti, Guida Parco e naturalista e Désirée Burlando, artista, è proprio questo: dare spazio ai desideri, desiderare da de-siderale ovvero  essersi allontanati dalle stelle e voler far ritorno. Voler far ritorno, forse, a quell’unità con il tutto che ci circonda e anche oltre, con il cosmo. Come scriveva l’astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan, siamo fatti della stessa materia delle stelle.

Arte e Scienza si uniscono perché non si dà natura se non come artefatto, come ciò che è da sempre in mutamento e in trasformazione e non si dà arte se non come qualcosa che opera a partire dalla natura, da ciò che ci circonda. Per troppo tempo, noi esseri umani, ci siamo distaccati dalla “Natura” pensando di poter vivere felici in queste strane creazioni minerali che chiamiamo “città”. La verità è che proviamo gioia solo nei boschi, che gli alberi ci possono guarire, così ci dice la scienza. Va ripensato tutto il nostro rapporto con ciò che è “foresto”, con ciò che abbiamo bandito dalle nostre vite umane: altri animali e piante. Per fare ciò occorre fare spazio nel cuore e nella mente e l’arte diventa il mezzo più affine per questa ricerca.

“Into the Art” fa il verso al celebre film “Into the wild”, con la differenza che questo “ritorno al selvatico, alla natura” vuole essere scevro di nostalgie bucoliche per diventare “Art” un nuovo modo di convivere, trasformare e trasformarci con la nostra Terra. La scienza ci fa da guida e fa apparire mondi che sono, spesso, per noi, invisibili e l’arte ripensa la natura e crea nuovi rapporti e nuove collaborazioni”.

“Ci addentriamo nel bosco per conoscere e per disegnare. Non disegniamo quello che già sappiamo, che possediamo nella conoscenza. Disegnare è uno spazio di desiderio, un vuoto, in cui si fa qualcosa. L’arte riempie, materialmente, degli spazi vuoti, ma la fragilità dei loro contorni fa venire le vertigini. Le micro-porzioni di nulla coperto spalancano vuoti ulteriori, aprono spazi nuovi”.

La materia diventa fondamentale per questo processo alchemico, per questo Désirée Burlando prepara personalmente i colori e i pigmenti che verranno utilizzati dai partecipanti alle escursioni naturalistiche/artistiche. I pigmenti sono spesso di origine vegetale, vengono ricavati dalle foglie, dalle cortecce, dalle radici e dai frutti delle piante. Il risultato è sorprendente per la varietà e la ricchezza di sfumature e di colori sempre diversi. “Attraverso le piante cerchiamo la luce solare che noi non riusciamo a catturare come fanno loro attraverso la fotosintesi. La nostra diventa una ricerca di luce. Questa luce è extraterrestre. Tutti noi siamo a metà terrestri e alieni”.

Desirée Burlando

Marco Dogliotti

 

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