Palazzo e “Fabbrica”: il Setificio di Caraglio

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Intorno alla metà del Seicento si assiste in Piemonte al decollo dell’industria serica, sostenuto dalla politica economica del governo sabaudo che vedeva in questo settore il principale propulsore per lo sviluppo economico dello Stato. Come è noto, due importanti innovazioni, una in campo tecnologico ed una in campo organizzativo, diedero avvio a questo fenomeno. La prima si riferisce all’introduzione in Piemonte del mulino circolare a ruota idraulica, proveniente dalla città di Bologna: una grande e complessa macchina con la quale si produceva il prezioso organzino, un filato ritorto assai pregiato, richiestissimo dalle tessiture di tutt’Europa. La seconda innovazione, riguarda la nascita del “sistema di fabbrica”, ovvero la concentrazione all’interno di un unico complesso edilizio dell’intero ciclo di produzione del filo di seta, in modo da poter esercitare uno stretto controllo qualitativo sul prodotto finale. Per questi motivi, sul finire del XVII secolo sorsero nei principali centri urbani del Piemonte meridionale numerosissime “fabbriche da seta”. La scelta dell’ubicazione di questi stabilimenti trova le sue fondate ragioni in alcune considerazioni oggettive: la cospicua presenza di corsi d’acqua indispensabili per la movimentazione delle ruote idrauliche, gli ingenti quantitativi di legname necessario per la costruzione dei macchinari e per l’alimentazione dei “fornelletti a fuoco diretto”, la grande disponibilità di manodopera a basso costo ed il microclima favorevole alla coltivazione dei gelsi, indispensabile materia prima per l’allevamento dei bachi. L’antica fabbrica da seta di Caraglio rappresenta uno dei più significativi documenti materiali di una realtà produttiva ormai scomparsa: la testimonianza dello sviluppo in senso industriale del settore. Il complesso edilizio, che fino a una ventina di anni fa versava in stato di abbandono, conservava al suo interno la tangibile memoria dei processi di lavoro. Per tali ragioni le nostre ricerche hanno avuto come principale punto di riferimento il manufatto architettonico, inteso come vera e propria fonte documentale, in grado di fornire, attraverso l’interpretazione delle tracce materiali superstiti, informazioni utili a comprendere le fasi di trasformazione del complesso edilizio in rapporto al processo di lavoro.

 

RELATORE: Aurelio TOSELLI ARCH.

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