Da oltre 50 l’Agenzia Spaziale Europea promuove la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie legate
alle missioni spaziali. Inizialmente indirizzate principalmente a scopi scientifici, negli ultimi anni le
attività si sono poi sviluppate fino ad includere applicazioni di interesse utilitaristico e commerciale
mentre lo sviluppo di lanciatori come Vega e Ariane ha assicurato per l’Europa l’autonomia per
l’accesso allo spazio.
La presentazione del 2-6 Dicembre si occuperà in primo luogo delle applicazioni che hanno un impatto
diretto nella vita di tutti i giorni, dalla navigazione alla meteorologia ai cambiamenti climatici e alle
telecomunicazioni. Seguirà una presentazione degli aspetti scientifici di più ampio respiro e con
impatto a lunga scadenza. In particolare verrà presentato il grande programma della ricerca delle
origini della vita nel sistema solare e nell’universo.
La questione se la Terra sia veramente l’unico pianeta abitato nell’universo è molto antica, ma ha
assunto un nuovo significato con lo sviluppo della moderna astronomia. La domanda se siamo
veramente soli nell’universo, se tra miliardi di stelle il nostro sistema solare sia un’unica eccezione ha
assunto nuove dimensioni.
In particolare, con l’avvento dei satelliti artificiali e lo sviluppo di tecnologie molto sofisticate, un
nuovo capitolo si è aperto con la scoperta sempre più frequente di sistemi planetari attorno a stelle
anche molto distanti dal Sole. Le osservazioni cominciate con satelliti artificiali nel 2006 hanno
rivelato l’esistenza di oltre duemila pianeti solo nella nostra galassia e ci si aspetta che presto si
riuscirà a trovare un pianeta simile alla Terra in tutto e per tutto.
Restando più vicini a noi, intanto la domanda da porsi è: come si è sviluppata la vita nel nostro sistema
solare? La Terra ovviamente ha una posizione centrale in tutta la questione, ma altre possibilità
esistono, specialmente sul pianeta Marte e probabilmente su alcuni satelliti di Giove.
La vita come la conosciamo noi sulla Terra, basata sul carbonio, è inestricabilmente legata alla
presenza di acqua liquida e la teoria corrente è che l’acqua e le molecole organiche che sono all’origine
della vita sulla Terra siano state portate dalle comete. Questa teoria ha cominciato ad affermarsi dopo
la missione Giotto dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che nel 1986 ha raggiunto la cometa di Halley
fotografandone per la prima volta il nucleo a distanza ravvicinata e confermando la presenza di
molecole organiche complesse sulla superficie del nucleo.
Sull’onda di queste scoperte l’interesse scientifico delle comete è cresciuto enormemente, tanto da
giustificare una nuova ambiziosa missione ESA. La sonda Rosetta, lanciata nel 2004, per la prima volta
nella storia ha portato un piccolo modulo di atterraggio, chiamato Philae, a posarsi sul nucleo di una
cometa, la 67P Churyumov – Gerasimenko, il 12 Novembre del 2014.
Il prossimo passo nella ricerca di tracce di vita, riguarda adesso l’esplorazione di Marte, un pianeta
oggi molto freddo e arido, ma dove esiste la possibilità che la vita si sia sviluppata in tempi passati e
abbia lasciato tracce misurabili. È questo lo scopo della missione ExoMars, cui l’Italia ha dato un
grande contributo tecnico e scientifico.
La missione, in cooperazione con la Russia, consiste di due sonde interplanetarie, di cui la prima,
destinata ad analizzare l’atmosfera di Marte, è stata lanciata con successo il 14 marzo 2016 da
Baikonur.
Il lancio della seconda sonda è previsto per il 2022 e porterà su Marte un Rover dotato di una trivella.
Questo dispositivo preleverà e analizzerà sul posto campioni di roccia presi dal sottosuolo di Marte
alla ricerca di tracce di vita, passata o presente, sulla superficie del pianeta.

