Nel 2024 sarà chiamata alle urne oltre metà della popolazione mondiale, in una settantina
di Paesi. Tra questi, alcuni particolarmente importanti per il futuro del pianeta: a gennaio
Taiwan, piccolo Davide minacciato dal gigante Golia della Cina, a marzo in Russia con lo
scontato plebiscito allo “zar invasore”, seguirà l’India, la più grande “democrazia” del
mondo e il Regno Unito, reduce dall’infelice esperienza di Brexit; a giugno toccherà alle
elezioni per il Parlamento europeo e a novembre sarà il turno delle presidenziali USA, con
il rischio di un ritorno di Donald Trump.
Per il futuro della democrazia nel mondo e per quello dell’Unione Europea potrebbe
essere una svolta, ad oggi in terra sconosciuta. Toccherà ai cittadini-elettori europei fare la
loro parte, scegliere nell’urna l’Unione che vogliono e deciderne il futuro tra il rischio di un
suo progressivo declino politico e un nuovo rilancio del progetto federatore europeo, affidato a
responsabili politici in grado di affrontare le difficili sfide che ci aspettano.
Per gli elettori italiani sarà anche l’occasione per misurare a giugno consenso e
prospettive per le forze politiche oggi nel Parlamento italiano e per orientare domani il
ruolo del nostro Paese nell’Unione Europea.
Questo evento è passato.
