La forte crescita della popolazione mondiale e l’incremento delle attività umane a partire dalla rivoluzione
industriale hanno determinato uno sfruttamento eccessivo del pianeta. Le risorse naturali che la Terra è in
grado di rigenerare in un anno vengono esaurite molto prima della fine dell’anno. Nel 2021 l’Overshut Day
è stato calcolato al 29 luglio, di lì in poi abbiamo iniziato a consumare le risorse del 2022. Le attività umane
hanno avuto conseguenze drammatiche sul clima, sull’ambiente e sulle differenti forme di vita che abitano
il pianeta. L’accumulo di gas serra ha causato l’aumento della temperatura dell’atmosfera e del mare,
scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare, aumento del rischio idrogeologico e rischio
incendi, sconvolgimenti meteorici, inondazioni e siccità. ecc. La distruzione degli habitat sia sulla terraferma
sia nel mare ha portato alla scomparsa di un gran numero di specie animali. Entro il 2050 si prevedono a
rischio estinzione 1 milione di specie animali, vegetali e insetti su 2,5 milioni conosciuti di 8,5 milioni
probabilmente esistenti. I governi del mondo si muovono in maniera schizofrenica, da un lato alimentano le
tensioni geo-politiche nel tentativo di assicurarsi le riserve di combustibili fossili per i prossimi decenni
dall’altro si riuniscono freneticamente per concordare possibili soluzioni al riscaldamento globale e ai
mutamenti climatici. Nel 2015 l’Accordo di Parigi (COP-21) i paesi si sono impegnati, a titolo volontario e
senza obblighi vincolanti, ad attuare riduzioni delle emissioni per mantenere entro il 2030 l’innalzamento di
temperatura entro i 2 °C (e possibilmente entro 1,5 °C) rispetto al periodo preindustriale. L’autunno scorso
(COP26) hanno ribadito i buoni propositi ma ancora senza impegni vincolanti e l’obbiettivo pare
allontanarsi anche se sono sempre più chiare le conseguenze dei mutamenti climatici. Gli sforzi messi in
atto fino a oggi sono totalmente insufficienti a raggiungere i traguardi promessi a Parigi e porteranno a
riscaldamenti dell’ordine dei 2,7–3,4 °C e forse anche oltre. Parimenti il pianeta deve prepararsi ad
accogliere altri 2-3 miliardi di persone entro il 2050 e altrettante bocche da sfamare. La richiesta di cibo
aumenterà notevolmente e lo sfruttamento del suolo, in vaste aree del mondo inaridito, non sarà
sufficiente. Il mare, con le sue risorse, verrà in soccorso dell’umanità sia quale moderatore degli effetti dei
mutamenti climatici sia quale grande riserva e produttore di cibo a patto di preservarlo dal forte
sfruttamento e inquinamento cui è attualmente sottoposto, migliorare le tecnologie dell’acquacoltura e
della pesca, programmare un migliore utilizzo e la coltivazione razionale dei vegetali che crescono nel mare
e nelle zone umide, accanto allo sfruttamento delle sue capacità di produrre energia pulita.

