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Agli inizi dell’iconografia cristiana, l’immagine bizantina del “Giudizio Universale” è destinata ad ornare le cappelle funerarie in quanto rappresenta uno degli aspetti dell’apparizione trionfale di Dio, della sua visione diretta e immediata per i defunti che vengono richiamati dagli avelli. Le prime testimonianze, comprese tra il 750 e il 900, si ritrovano in Cappadocia e in Macedonia. In Europa appare tardivamente, nel IX secolo, e conquista una posizione preminente soltanto nel XIII secolo, con la fioritura dell’arte gotica. Può comparire all’esterno degli edifici religiosi oppure sulla loro controfacciata, in modo che serva da ammonimento a coloro che li abbandonano dopo la preghiera. Inoltre, le possono essere riservate particolari collocazioni: il rosone, le strombature dell’arco acuto che sormonta l’ingresso principale della cattedrale o il suo portale. In Italia, si ricordano i dipinti delle controfacciate delle Chiese di San’Angelo in Formis, presso Capua, della Cappella degli Scrovegni a Padova o di Santa Cecilia in Trastevere a Roma. Non trascurabili le decorazioni musive della controfacciata della Cattedrale di Torcello e dell’intradosso della cupola del Battistero di Firenze. Dal punto di vista scultoreo, appaiono significativi i pulpiti toscani di Nicola Pisano e di suo figlio Giovanni. La tradizione continua, con le dovute varianti, grazie agli affreschi di Buffalmacco nel Cimitero di Pisa, quelli di Nardo di Cione nella Cappella Strozzi in Santa Maria Novella a Firenze, quelli del Signorelli nella Cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto. Ma il “Giudizio” michelangiolesco, permeato di neoplatonismo e di protestantesimo, sarà destinato a stravolgere le consuetudini tanto da paventarne, una volta concluso e sottoposto all’egida papale, la sua totale abrasione privando per sempre l’Umanità della visione terrifica delle sorti ultraterrene delle anime beate e dannate. Federico Zuccari, da buon manierista, riporterà all’ordine questo memento mori con la decorazione canonica e rigorosa dell’intradosso della cupola del Duomo di Firenze. Una delle ultime proposte viene avanzata da Peter von Cornelius che si cimenta nell’esecuzione sia di una pala d’altare destinata alla Chiesa di San Luigi di Monaco che di cartoni preparatori per l’ incompiuta ornamentazione del Camposanto di Berlino. Il cerchio iniziato in Turchia è così destinato a chiudersi. La materialità dei Tempi Moderni ha definitivamente decretato l’oblio di questo tema che ha così perso la sua funzione pedagogica e consolatoria.

 

RELATORE: Elena GARELLO

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