Erbe spontanee in cucina: fitoalimurgia

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La fitoalimurgia si occupa dell’ alimentazione tramite le piante spontanee ed indica la possibilità di potersi alimentare raccogliendo ciò che la natura ci offre spontaneamente, come d’altronde già praticato nelle antichissime società di caccia e raccolta. Il termine fitoalimurgia indica, nel suo intento iniziale, il ricorso alle piante spontanee quale nutrimento durante i periodi di carestia. Tale conoscenza è stata recuperata durante la prima guerra mondiale, per insegnare a reperire del cibo che spontaneamente la natura offriva, per l’appunto le piante spontanee. A tal proposito menzioniamo il testo “Phytoalimurgia Pedemontana”, O. Mattirolo, 1918, nel quale si riporta il censimento delle specie vegetali alimentari della flora spontanea del Piemonte. Al giorno d’oggi è ovviamente anacronistico ricorrere al recupero delle piante autoctone per motivi di sopravvivenza, resta però la necessità di rintracciare vegetali sani con profili terapeutici preventivi. La raccolta delle piante spontanee si sposta, così, verso il bisogno del mantenimento della salute. Con la raccolta delle piante spontanee si elimina il rischio della presenza di sostanze venefiche causate dai prodotti utilizzati in agricoltura intensiva; ovviamente resta il problema dell’inquinamento che in generale incombe su tutto il pianeta; sarà cura del raccoglitore utilizzare solo piante presenti in ambienti con il minor tasso di inquinamento, quindi sicuramente molto distanti dai centri urbani. Durante il periodo primaverile le parti giovani delle piante presentano un alto contenuto di fitormoni , tali sostanze hanno un’ azione drenante utile ad espellere le tossine e depurare l’organismo dopo il periodo invernale. Con questi vegetali si scoprono nuovi sapori, alcuni delicati e dolci, altri amari e piccanti, per soddisfare la varietà delle esigenze gustative.

 

RELATORE
Stefania DELL’ANESE

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