Gian Lorenzo Bernini scultore in Roma

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Figlio dello scultore manierista Pietro, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), a partire dal 1604, si trova proiettato dal padre, reduce da Napoli, in una fervida realtà culturale sovrintesa dai Carracci e da Caravaggio: quella della città di Roma. La sua principale fonte di ispirazione è la scultura ellenistica greca che impara a conoscere nelle collezioni dell’aristocrazia romana. La “Capra Amaltea”, del 1609, aprirà un fortunato itinerario artistico lungo settant’anni. I suoi principali committenti saranno pontefici del calibro di Urbano VIII, Innocenzo X, Alessandro VII, Clemente IX; cardinali appartenenti alle Famiglie Borghese, Montalto, Cornaro e il sovrano francese Luigi XIV che amerà la sua effigie ma disprezzerà il monumento equestre. Memorabili sono i suoi quattro gruppi scultorei della Galleria Borghese, tra i quali spicca “Apollo e Dafne”, fedele trasposizione di un brano delle “Metamorfosi” di Ovidio. Sensuali la “Santa Teresa” in estasi e la “Beata Ludovica Albertoni”, seppur colta nel momento del trapasso. Bernini è anche, come egli stesso si definisce, un amico delle acque che vengono però dominate e sottomesse ai suoi scopi decorativi nelle fontane dei “Fiumi”, della “Barcaccia”, del “Tritone”, del “Nettuno”. Artista poliedrico barocco (superbo architetto, virtuoso scultore, modesto pittore), sembra plasmare tra le sue mani il bronzo incandescente della “Cattedra” e del “Baldacchino” che ornano l’abside e il presbiterio della Basilica di San Pietro. Quando si cimenta nella ritrattistica, con i suoi busti sottolinea il dinamismo e la vivezza dei soggetti rappresentati assegnando una potenza illusionistica all’opera: “l’arte sta in far che il tutto sia finto e paia vero”.

 

RELATORE: Elena GARELLO

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