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Nel Novecento i seminari vescovili della Granda e di tutta Italia, oltre a preparare i futuri sacerdoti, svolsero anche una funzione di promozione culturale e sociale dei figli delle classi più disagiate della popolazione, in particolare quelle di campagna. Per i figli delle quali era proibitivo se non impossibile proseguire gli studi dopo le elementari, per via della lontananza dalle città e del costo dei collegi. Così i parroci proponevano alle famiglie dei ragazzi che si stavano distinguendo nella scuola del paese di far loro proseguire gli studi in seminario già dalla quinta elementare. Un iter tutto al maschile, perché i seminari escludevano le ragazze, alle quali era ed è tuttora precluso il ministero sacerdotale. Ma solo una parte di seminaristi giunse all’ordinazione sacerdotale, gli altri abbandonarono i seminari dopo le medie, dopo il ginnasio o addirittura dopo l’esame di maturità, proseguendo gli studi nelle scuole pubbliche e diventando in molti casi esponenti della classe dirigente fino ai giorni nostri. Ora i seminari sono stati chiusi per mancanza di vocazioni, in provincia esiste solo più quello interdiocesano di Fossano con pochi allievi che studiano teologia. Nel frattempo i seminari della Granda avevano sfornato fior di sacerdoti e prelati, come il vescovo emerito di Saluzzo monsignor Giuseppe Guerrini, il Nunzio del Vaticano Monsignor Celestino Migliore e il compianto Aldo Giordano. In passato si era preparato al sacerdozio nel seminario di Fossano il futuro cardinale di Torino Michele Pellegrino, autore della pastorale «Camminare insieme». Ma sono ancora più numerosi i giovani che, dopo una formazione più o meno lunga in seminario, si sono affermati nelle gerarchie della società civile e politica, nelle professioni come insegnanti, imprenditori, artigiani, commercianti. Senza l’aiuto del seminario, forse non avrebbero nemmeno intrapreso gli studi. Un «ascensore sociale», il seminario, in sintonia con la tendenza «maschilista» della società italiana del tempo, nella quale si cercava di avviare agli studi e alle professioni i figli maschi, mentre le ragazze, salvo lodevoli eccezioni, le famiglie cercavano di accasarle al meglio o al massimo farle studiare da maestre o da segretarie.

 

Piero DADONE

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