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Andrea Pozzo e Sebastiano Taricco rappresentano due volti complementari del Barocco in Piemonte, uniti da un dialogo artistico che ha trasformato lo spazio sacro in pura scenografia. Pozzo, il geniale gesuita maestro della prospettiva, portò nel territorio sabaudo l’illusione dell’infinito: i suoi cieli aperti e le architetture dipinte, come quelle della Chiesa della Missione a Mondovì, sfidano la percezione dello spettatore annullando il limite fisico dell’architettura. In questo clima di rinnovamento si inserisce la figura di Taricco, orgoglio di Cherasco, che seppe assorbire la lezione del maestro per aggiornare il proprio stile, inizialmente più rigoroso e naturalistico. Il loro incontro ideale avviene a Torino, nella Cappella dei Mercanti, dove le opere di entrambi convivono in un tripudio di devozione e magnificenza. Se Pozzo incarna la teoria universale della quadratura, Taricco ne declina il linguaggio in una dimensione più narrativa e locale, diventando il protagonista di una stagione decorativa che ha reso le province piemontesi piccoli gioielli di respiro europeo.

Laura MARINO

 

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