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E’ il titolo della conversazione. Interrogativo d’obbligo, si tratta di un titolo semplicemente provocatorio per un tema che non pare riscuotere nell’affarismo imperante e nell’utilitarismo d’attualità il più fervido degli interessi. Chi può mai occuparsi di poesia oggi? E perché, poi, occuparsi oggi di poesia? Perché scriverne? Perché leggerne? Perché, infine, interrogarsi su una questione così remota e fuori corso? La conversazione mira a riflettere proprio su questo, a porre domande che nessuna risposta potrà mai esaurire, a investire per due ore la propria attenzione su un argomento desueto. Attraverso un ventaglio di proposte e una sorta di carrellata storica di riferimento, l’intento è quello di avvicinare senza retorica – ma con necessaria fiducia – a una pratica di attenzione e di ascolto che resta fondamentale anche oggi, nonostante ogni negazione di fatto. Proprio perché la poesia non ha la pretesa di salvare la vita, ma ha certo l’ambizione di migliorare – come sosteneva Goethe – il nostro soggiorno sulla terra. La poesia è un modo di sposare il mondo: di accoglierne tutta la contraddittorietà, di rivelarne le storture e le diritture, di vincere la negatività non attraverso le vie della ragione ragionante ma – e questa volta conta il pensiero di Leopardi – attraverso un aumento di vitalità. Ossia per passaggi emotivi, per sussulti e soprassalti “sentimentali”. Nell’età delle passioni tristi, la poesia – questo è l’assunto della conversazione – continua a invitarci al banchetto di tutte le vite. Il che significa: non solo di quella che viviamo o che vorremmo vivere.

 

RELATORE: Giovanni TESIO

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