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Questo evento è passato.

Prendendo a prestito il titolo di un importante e fortunato saggio di Francesco Casetti (L’occhio del
Novecento. Cinema, esperienza, modernità, Bompiani 2005), l’intervento si soffermerà su alcuni
momenti e soglie che qualificano e definiscono il XX secolo come “il secolo del cinematografo”.
Dalle sperimentazioni del cinema muto (dalle origini fino ai kolossal degli anni ’10, come Cabiria
di Pastrone del 1914, le avanguardie e i capolavori degli anni ’20), al cinema classico
hollywoodiano, sino alle ondate di nuovo cinema degli anni Sessanta e Settanta e poi sino al post-
moderno e all’avvento dei nuovi media, il percorso prenderà in considerazione alcuni case studies
per esemplificare il ruolo e l’impatto del cinema sulla cultura e sulla società.
Concept:
Linguaggio tecnologico che si modifica nel tempo, nelle sue potenzialità di testimonianza, visione e
storytelling, il cinema intreccia storicamente la sua avventura con quella di altri media, fino agli
eclatanti sviluppi dell’era digitale e della “cultura convergente” (Henry Jenkins, Cultura
convergente, Apogeo, 2014), in cui si modificano non solo le pratiche produttive, ma anche le
forme dell’esperienza del cinema stesso, i supporti, le piattaforme, i luoghi e la modalità della
fruizione, nella definizione di ecosistemi di visione e racconto che coinvolgono, oltre al film, serie
tv, web series e videogiochi. Ma la sfida a forzare le tecnologie per mostrare e raccontare era
iniziata, appunto, molto prima…

“Il secolo attuale sarà semplicemente il secolo del cinematografo”: sono parole scritte nel 1908. Mai
previsione si è rivelata più vera: un’epoca ha imparato a guardarsi sullo schermo come in unospecchio.

Ha potuto rivedere la propria storia, ha riconosciuto i suoi problemi; soprattutto ha
scoperto una maniera di osservare le cose. Il cinema è diventato così l’occhio del Novecento.
Attraverso l’analisi di numerosi film, da “King Kong” a “Blow Up” da “La folla” a “Citizen Kane”
questo libro mette in luce come lo sguardo filmico sia stato capace di far proprie alcune delle grandi
misure della modernità, e insieme di correggerne l’impatto. In particolare, il cinema ha lavorato su
un mondo ormai ridotto a frammenti, ma continuando a perseguire l’idea della totalità. Ha
evidenziato come ogni visione risponda ad un punto di vista personale, ma non ha smesso di tener
conto dell’oggettività delle cose. Ha affidato a una macchina il compito di osservatore, ma ne ha
anche reso umana l’azione. Ha lasciato via libera all’eccitazione dei sensi, ma ha impedito che la
percezione ne venisse alterata. Ha calato lo spettatore dentro lo spettacolo, ma conservando una
distanza di sicurezza. Il risultato è stato uno sguardo ossimorico, in cui termini opposti hanno
saputo convivere. E in cui le tensioni del tempo hanno trovato una possibile negoziazione che le ha
rese, oltre che visibili, anche vivibili.

 

Giulia Anastasia Carluccio

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