Uomini nei lager: la deportazione politica e l’internamento militare

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A partire dall’armistizio dell’8 settembre 1943, firmato dall’Italia con gli Anglo-Americani, i nostri ex alleati tedeschi divennero nemici. Scattò subito una gigantesca tenaglia per catturare i militari dell’esercito italiano, farli prigionieri per annientarne una possibile reazione alla occupazione tedesca dell’Italia e al rovesciamento delle alleanze. Nasceva contemporaneamente e spontaneamente sul territorio italiano la prima Resistenza, come nel resto d’Europa, al nazifascismo. Tutti i potenziali nemici della Germania e della Repubblica Sociale Italiana, da essa promossa e sostenuta con la liberazione di Mussolini dalla sua prigione sul Gran Sasso, furono ferocemente perseguiti e, quando catturati, inviati nei campi di concentramento nel Terzo Reich, i “lager”, per annientare ogni opposizione. Assieme a questi furono anche inviati nei lager deportati razziali (ebrei e zingari), omosessuali, religiosi, ma noi non ci occuperemo di queste altre categorie, tutte accomunate nel “Giorno della memoria” che scade ogni anno il 27 gennaio per una convenzione internazionale (e corrispondente alla data della liberazione del campo di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa), istituita per legge anche in Italia per ricordare la tragedia dell’olocausto nel suo complesso. Ci occuperemo dei prigionieri militari, circa 6/700.000, che furono definiti IMI, cioè Internati Militari Italiani e dei politici, ovvero di tutti gli oppositori, uomini e donne (antifascisti, partigiani, intellettuali), circa 40.000. La terribile prigionia, diversa nei modi e negli intenti tedeschi, terminò solo con la fine della guerra l’8 maggio 1945, con atroci e pesantissime perdite, soprattutto per gli oppositori politici, a causa delle disumane e progettate condizioni di detenzione in veri campi di sterminio (circa 50.000 tra gli IMI, circa 8.000 tra i politici, ma sono cifre non verificabili da alcuna precisa ricerca statistica). Tuttavia, dall’unica vera e difficilissima ricerca condotta in Italia con criteri scientifici, si sono potuti accertare 23.826 deportati politici e razziali (22.204 uomini e 1.514 donne) tra i quali ci furono perdite sicure ammontanti a 10.129, pari ad oltre il 42%. L’intento di questo incontro è quello di descrivere i due casi, prima a livello italiano e, quindi, anche a livello della provincia di Cuneo.

 

RELATORE: Michele CALANDRI

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