Consuetudini medievali nelle nostre terre e condizione della donna e dei bambini fino al ‘900

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Guardando al passato, noi, abitanti delle nazioni più sviluppate, dovremmo riconoscere di essere fortunati e addirittura felici rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto. Basti dire che ancora nel secolo appena trascorso il mondo ha conosciuto terribili mostruosità (guerre, persecuzioni, genocidi, condizioni di lavoro e sfruttamento oggi ritenute inumane, bomba atomica e disastro ecologico – ma questo, aimè, è tuttora in corso), per non dire delle condizioni di vita della maggior parte delle persone, che oggi sarebbero per noi inaccettabili. Guardare al passato è, tuttavia, necessario non tanto per ripetere a noi stessi “siamo fortunati e accontentiamoci”, ma al contrario per ricordare a noi stessi che è assai facile tornare indietro, perché il peggio è sempre in agguato, e per cercare di migliorare ulteriormente, coscienti dei nostri limiti. La “chiacchierata” in programma non vuole essere un trattato di storia. E’ uno sguardo leggero sulla vita di tutti i giorni nelle nostre terre attraverso la lettura delle consuetudini medioevali, e ancora, quanto ai secoli successivi, uno sguardo sullo sviluppo lentissimo, fin quasi ai nostri giorni, dell’istruzione e della condizione dei bambini e delle donne (con un accenno a fenomeni, come la lotta alle eresie, la caccia alle streghe e agli untori e l’uso sistematico della tortura, dovuti alla resistenza delle classi privilegiate in risposta al progresso e alle conseguenti e crescenti rivendicazioni del popolo. Non si parlerà, cioè, delle imprese dei grandi personaggi o dei grandi fatti della storia, ma della vita di tutti i giorni, la vita delle persone normali come me, come noi. E come si può cogliere la vita delle persone normali nel passato? Anzitutto con le consuetudini, cioè con l’insieme delle norme di condotta espressione del comune modo di pensare degli abitanti di un territorio, consuetudini che nel Medioevo costituivano, se non l’unica, la principale fonte giuridica regolante la vita della gente comune, con norme che oggi suonano a volte ridicole, ma altre volte fanno rabbrividire. E in questo quadro salterà agli occhi anche la terribile condizione della Donna, la cui emancipazione e la cui liberazione da un vero e proprio stato di sudditanza è iniziata soltanto nel Novecento, per realizzarsi solo dalla seconda metà del secolo stesso. E i bambini? E’ oggi concepibile che un bambino di 6 o 7 anni possa lavorare per sedici ore in una miniera, o una bimba per altrettante ore in un filatoio? Solo nell’Ottocento il lavoro dei bambini ha cominciato a essere preso in considerazione con la graduale riduzione degli orari di lavoro e l’innalzamento dell’età minima lavorativa. E l’istruzione? Anche questa va di vari passo con la crescita delle classi popolari, l’emancipazione femminile e il rispetto per l’infanzia; in poche parole con la crescita del libero “cittadino”.

 

RELATORE
Mario ROSSO

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