La missione Rosetta, alla ricerca delle origini della vita nel sistema solare

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La questione se la Terra sia veramente l’unico pianeta abitato nell’universo è molto antica, ma ha assunto un nuovo significato con lo sviluppo della moderna astronomia. La domanda se siamo veramente soli nell’universo, se tra miliardi di stelle il nostro sistema solare sia un’unica eccezione ha assunto nuove dimensioni. In particolare, con l’avvento dei satelliti artificiali e lo sviluppo di tecnologie molto sofisticate, un nuovo capitolo si è aperto con la scoperta sempre più frequente di sistemi planetari attorno a stelle anche molto distanti dal Sole. Le osservazioni cominciate con satelliti artificiali nel 2006 hanno rivelato l’esistenza di oltre duemila pianeti solo nella nostra galassia e ci si aspetta che presto si riuscirà a trovare un pianeta simile alla Terra in tutto e per tutto. Restando più vicini a noi, intanto la domanda da porsi è: come si è sviluppata la vita nel nostro sistema solare? La Terra ovviamente ha una posizione centrale in tutta la questione, ma altre possibilità esistono, specialmente sul pianeta Marte e probabilmente su alcuni satelliti di Giove. La vita come la conosciamo noi sulla Terra, basata sul carbonio, è inestricabilmente legata alla presenza di acqua liquida e la teoria corrente è che l’acqua e le molecole organiche che sono all’origine della vita sulla Terra siano state portate dalle comete. Questa teoria ha cominciato ad affermarsi dopo la missione Giotto dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che nel 1986 ha raggiunto la cometa di Halley fotografandone per la prima volta il nucleo a distanza ravvicinata e confermando la presenza di molecole organiche complesse sulla superficie del nucleo. Sull’onda di queste scoperte l’interesse scientifico delle comete è cresciuto enormemente, tanto da giustificare una nuova ambiziosa missione ESA. La sonda Rosetta, lanciata nel 2004, per la prima volta nella storia ha portato un piccolo modulo di atterraggio, chiamato Philae, a posarsi sul nucleo di una cometa, la 67P Churyumov – Gerasimenko, il 12 Novembre del 2014. Il prossimo passo nella ricerca di tracce di vita, riguarda adesso l’esplorazione di Marte, un pianeta oggi molto freddo e arido, ma dove esiste la possibilità che la vita si sia sviluppata in tempi passati e abbia lasciato tracce misurabili. E’ questo lo scopo della missione ExoMars, cui l’Italia ha dato un grande contributo tecnico e scientifico. La missione, in cooperazione con la Russia, consiste di due sonde interplanetarie, di cui la prima, destinata ad analizzare l’atmosfera di Marte, è stata lanciata con successo il 14 marzo 2016 da Baikonur. Raggiungerà il pianeta il 19 ottobre 2016 rilasciando un modulo di atterraggio per le analisi al suolo. Lo scopo principale del modulo è di testare la tecnologia per l’atterraggio su Marte, in vista della missione seguente che utilizzerà un modulo di atterraggio di dimensioni molto maggiori. Il lancio della seconda sonda è previsto nel 2018.

RELATORE: Bruno GARDINI

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